
Indietro, troppo indietro.
L’Indice di Sportività 2025, curato dalla divisione Sport di Pts e pubblicato da Il Sole 24 Ore, offre una radiografia impietosa dello stato dello sport in Sicilia.
È la 19ª edizione di un’indagine che misura la qualità e la diffusione delle attività sportive nelle 107 province italiane, basandosi su 32 indicatori che spaziano dalle strutture agli sport di squadra, dalle discipline individuali al legame con economia e società.
Il quadro che emerge è di una netta frattura tra Nord e Sud.
Le province settentrionali dominano la classifica, con Trento, Firenze e Milano sul podio.
In fondo, invece, si concentrano quasi tutte le province del Mezzogiorno, Sicilia compresa.
SICILIA IN CODA: ENNA PENULTIMA, TRAPANI “MIGLIORE” AL 67° POSTO. Guardando alle nove province siciliane, il dato è scoraggiante.
Trapani si colloca al 67° posto ed è la migliore dell’isola; subito dopo troviamo Messina 70ª e Catania 72ª.
Siracusa è 77ª, Palermo 84ª, Ragusa 86ª; le ultime posizioni sono occupate da Caltanissetta 102ª, Agrigento 103ª ed Enna 104ª su 107.
NUMERI CHE PARLANO CHIARO. Nessuna provincia siciliana entra nella top 50.
La regione si conferma fanalino di coda, incapace di tradurre la ricchezza del proprio tessuto sportivo in un sistema competitivo e organizzato.
CATANIA, CAPITALE SPORTIVA CON PIEDI D’ARGILLA. Il caso che riguarda Catania è emblematico e da spiegare.
Al 72° posto, la provincia etnea resta dietro a realtà con un bacino di utenza e tradizioni sportive nettamente più ridotte.
Eppure, la provincia vanta un palmarès invidiabile: 80 scudetti (o 77) complessivi vinti dalle società cittadine, 25 solo dalla pallanuoto femminile con l’Ekipe Orizzonte, titoli in futsal, pallavolo, beach soccer e canoa polo.
Il problema è che la classifica è basata su dati provinciali e non sulle città: in alternativa Catania avrebbe certamente occupato una posizione più importante rispetto alla numero 72.
CONTRADDIZIONE EVIDENTE. Sul campo, Catania continua a produrre eccellenze.
Nei numeri, però, resta soffocata da croniche carenze strutturali ( che stanno migliorando a dir il vero) e da un’organizzazione sportiva non all’altezza.
Il divario con le province settentrionali non è tanto tecnico, quanto sistemico.
CATANIA E L’ENORME POTENZIALE. Il dato del 72° posto non deve però oscurare il potenziale di Catania.
La città etnea ha dimostrato negli anni di saper esprimere atleti e squadre di livello mondiale.
Dal nuoto all’atletica, dalla pallanuoto alla pallavolo, dalle arti marziali al futsal.
La base c’è, così come la passione diffusa tra i giovani.
Manca un sistema in grado di connettere queste eccellenze con il territorio.
Scuole, università, enti locali, società sportive e imprenditoria privata dovrebbero agire in sinergia.
Oggi, invece, prevalgono frammentazione e precarietà.
STRUTTURE E INVESTIMENTI: IL GRANDE NODO IRRISOLTO. Uno dei parametri che penalizza maggiormente le province siciliane (oltre Catania) riguarda la qualità e la quantità degli impianti.
Mentre a Trento o Milano si investe su palazzetti polifunzionali, piste ciclabili, centri di preparazione e impianti diffusi anche nei piccoli comuni, in Sicilia molte strutture restano obsolete, insufficienti o addirittura chiuse.
Il PNRR aveva acceso speranze con misure dedicate al potenziamento degli impianti scolastici e all’inclusione sociale tramite lo sport.
Ma l’impatto sul territorio siciliano, almeno per ora, è marginale.
IL SUD ARRANCA AD ECCEZIONE DI CAGLIARI. Il confronto con il resto del Sud è eloquente.
Dopo Cagliari, che si piazza sorprendentemente al 10° posto grazie a una rete di società dilettantistiche e tecnici federali ben radicata, bisogna scendere fino alla 43ª posizione di Napoli per trovare un’altra provincia meridionale.
Da lì in poi, il vuoto.
La Sicilia, dunque, non è sola: condivide le difficoltà di un’area geografica in cui lo sport paga il prezzo di scelte politiche inadeguate, investimenti sporadici e una scarsa attenzione alla cultura sportiva come strumento di crescita sociale ed economica.
CAMPANELLO D’ALLARME. L’Indice di Sportività 2025 non è solo una classifica.
È un indicatore dello stato di salute dello sport in Italia e, dunque, per la Sicilia non può che rappresentare un campanello d’allarme.
O si avvia un percorso di investimenti strutturali e di programmazione, o il divario con il Nord rischia di diventare insanabile.
Gli scudetti e le medaglie non bastano più.










