
Il termine equilibrio deriva dal latino aequilibrium e nasce dalla composizione di “aequus” (uguale, piano, giusto) e “libra” (bilancia).
Il significato originario, dunque, era "stato della bilancia quando i piatti sono in pari".
In sostanza era un sostantivo legato all’oggetto fisico, la libra.
Nel corso degli anni, ma soprattutto nel medioevo, non veniva usato solo per la bilancia ma in senso più ampio: “stare in equilibrio” significava mantenere una posizione stabile senza cadere.
Dal piano fisico passò a descrivere situazioni di parità o uguaglianza: l’equilibrio tra due forze contrapposte, tra pesi, tra quantità.
Nel Rinascimento e poi in età moderna, “equilibrio” cominciò a indicare anche una condizione interiore: moderazione, armonia tra passioni e ragione, tra corpo e mente.
Dal Seicento in poi, in testi politici e giuridici si afferma l’idea di “equilibrio dei poteri” quindi non solo stabilità di un individuo ma di sistemi complessi.
Ma la parola inizia a far parte integrante anche del linguaggio tecnico legato al calcio, anzi è davvero molto usata, forse addirittura abusata.
Quando si parla di “equilibrio” nel calcio, non di rado si intende il bilanciamento tra fase offensiva e fase difensiva, tra proiezione in avanti e copertura in retroguardia, che consente alla squadra di non scoprirsi troppo né rinunciare all’iniziativa.
Ma si parla anche di equilibrio atletico o di giocatori di equilibrio.
Tornando alla lingua e, in questo caso, alle tradizioni popolari, in siciliano e nella tradizione dei proverbi storici, in effetti, la parola equilibrio (che in siciliano si dice eculibbriu) non la troviamo spesso, anzi è molto rara.
Più utilizzato il concetto di misura che, in qualche modo, è comunque legato proprio all’equilibrio o alla sua mancanza.
“U troppu stroppia”, nel senso che l’eccesso rompe l’equilibrio delle cose; oppure, in modo ancora più diretto rispetto al concetto di equilibrio, “ogni cosa cu’ misura” (ogni cosa con misura).
Un noto autore italiano, celebre soprattutto per i suoi aforismi, Fabrizio Caramagna ha detto: «L’equilibrio è molto importante. Il dolce non deve essere stucchevole e il piccante non deve essere irritante».
Il rischio è proprio questo: diventare irritanti, stufare.
Ecco perché quando viene detto, come è stato detto, che la parola equilibrio è stata cancellata dal dizionario dei catanesi, bisogna stare attenti, provando a misurare con attenzione quanto si afferma.
Partiamo da un presupposto: il tifoso non può essere equilibrato. Altrimenti non è tifoso, è altro.
E per capire meglio il perché, anche in questo caso, dobbiamo provare ad andare a fondo.
Tifoso deriva da tifo, che in greco (typhos) significava “torpore, stordimento, febbre”.
In italiano, già dalla fine dell’Ottocento, tifoso designa “chi è affetto da tifo”. Ma presto, per analogia, cominciò a indicare chi mostrava uno stato di eccitazione febbrile paragonabile a quella malattia.
Ecco spiegato il passaggio metaforico al linguaggio sportivo: tifoso è colui che partecipa alle competizioni con ardore, trasporto quasi “febbrile”, identificandosi con la squadra o l’atleta.
Ecco come il tifoso, per natura, può essere tutto tranne che equilibrato.
Accostare tifoso ad equilibrio diventa un ossimoro o quasi.
Perché il tifo è passione, amore, è, nel senso buono, "malattia" di un animo perennemente innamorato.
Chiedere ad un innamorato di essere equilibrato è come dire al fuoco di non scaldare troppo.
Impossibile e contro natura.
E’ tutto un problema lessicale, dovuto, ne siamo certi, alla scarsa conoscenza della lingua italiana e dell’etimologia delle parole.
Mancata conoscenza di cui, una persona non nata in Italia, ovviamente, non ha colpe. A meno, tuttavia, di avere chiaro il senso dei propri limiti.
In questo senso non mancano, tuttavia, gli strumenti per aggiornarsi e migliorarsi.
Nello stesso tempo, per evitare grossolani errori, di concetto o interpretazione, è possibile attorniarsi di consiglieri competenti e di fiducia, capaci di agire per il bene della persona che li ha chiamati in aiuto e del gruppo che rappresenta.
Non sarebbe poi così difficile, basta solo, è proprio il caso di dirlo: un pizzico di equilibrio.










