
Al Catania, quest’anno, si è deciso, almeno nelle intenzioni espresse, di cambiare strada, di svoltare radicalmente.
E’ chiaro: le parole sono una cosa, i fatti, invece, andranno accertati in concreto.
Ma il messaggio, la comunicazione, appaiono al momento convincenti.
Senso di positività e di ottimismo trasmessi dalle parole del direttore generale, Alessandro Zarbano, e del direttore sportivo, Ivano Pastore, che hanno convocato i giornalisti per un incontro infrasettimanale.
Un appuntamento che ha destato non poca curiosità tra gli addetti ai lavori, motivato, ufficialmente, dalla necessità di fare il punto della situazione, ma che in realtà è servito soprattutto a distogliere l’attenzione mediatica, e non solo, verso i calciatori.
Una tecnica utilizzata nei momenti difficili, ma efficace anche in quelli positivi.
Ma per capire il perché di tutto questo è opportuno partire dalla fine e da alcune tra le ultime parole pronunciate dal direttore generale Zarbano.
“L’intenzione è di ridurre notevolmente gli appuntamenti sociali della prima squadra, creando una sorta di bolla tipica dell’era Covid”.
Un’affermazione che, in sostanza, significa: eviteremo di spingere giocatori e tecnici nel “troppo ambiente” catanese fatto di feste, festini e pseudo iniziative di marketing ovvero di speciose e inconducenti distrazioni.
Un passaggio cruciale per cercare di trovare discontinuità rispetto a quanto avvenuto negli anni passati, tra le righe obiettivo principale di Zarbano e del nuovo corso che ha, tra l'altro, un minimo comune denominatore: “Sono finiti i ‘One Man Show”.
“Ci siamo dati una linea condivisa”, ha detto Zarbano, “la parola d’ordine è team, non protagonismi. La struttura è la stessa, cambia il modo di operare. Si lavora per semplificare, armonizzare, togliere attriti. Un mattone per volta”.
Il riferimento è assai probabilmente all’esperienza recente con Daniele Faggiano, ma, tra le righe, è anche un modo per deresponsabilizzare Vincenzo Grella, definito “troppo buono” dall’Ad che lo ha difeso dalle accuse, a suo parere (non il nostro), ingiuste ricevute in passato.
Questo nuovo corso, dunque, prevede una concertazione delle scelte e delle decisioni, con l’ultima parola rimasta proprio a Grella, in quanto rappresentante diretto della proprietà.
Una metodologia che ha inciso anche sulle scelte di mercato paragonate ad una “casa da ristrutturare” in cui “prima si è sgombrato, poi si è arredato” per creare un “gruppo coeso” definito “il miglior acquisto del Catania”.
Rinnovamento, dunque. Ristrutturazione che non potrà prescindere dall’approdo o forse dal ritorno a Torre del Grifo.
“Richiesta presentata, cauzione versata, asta fissata dalla Curatela al 16 ottobre” mentre in parallelo, e questa rappresenta una novità assai gradita alla tifoseria, è stata avviata la procedura per l’acquisizione del marchio storico.
Verificheremo in concreto che ciò sia realmente accaduto nei modi di legge attesa la circostanza che sul punto sono state dette in passato inesattezze e che la stima depositata in atti il 2 ottobre scorso riduce al massimo i tempi per l’aggiudicazione.
Non rimane che attendere, ma nell’attesa il Catania non cambierà casa e proseguirà gli allenamenti tra Cibalino e Massimino.
Dopo aver acquisito il centro sportivo, conferma Zarbano, si darà priorità ai lavori per sistemare campi e strutture che serviranno agli allenamenti della prima squadra; poi si penserà alle altre strutture, compreso il polifunzionale che, evidentemente, non è una priorità.
Zarbano lo ha ripetuto più volte, anche quando gli è stato chiesto delle giovanili e del femminile: “Tutto importantissimo, ma la priorità e il focus centrale rimane sulla prima squadra”.
Tradotto: dobbiamo fare di tutto per andare in Serie B, il resto poi verrà da sé.
Zarbano è uno che sembra non guardare in faccia nessuno, un “cattivo” si è definito, certamente una persona che esprime idee chiare.
“Se dovessimo perdere uno sponsor di maglia – ha detto – ne troveremo un altro” mentre sulle possibili giornate rossazzurre, dopo aver scoperto di cosa si trattasse, ha tagliato corto: “Se gli abbonati hanno già pagato perché devono farlo di nuovo”.
Degli aspetti tecnici ha, invece, parlato Pastore, decisamente più schivo e riservato rispetto all’Ad.
Ha spiegato l’operazione Leonardi (intestandola a Zarbano a dir il vero) ceduto in prestito alla Ternana per farlo rientrare a Catania con un “bagaglio più ricco”.
Stuzzicato sui rinnovi ha precisato come per Caleb, ovvero Jimenez, “ci sia una proposta importante sul tavolo” ma che si tratta di “un professionista vero”.
Segnali confortanti, invece, dall’infermeria.
Di Tacchio è rientrato e lavora a pieno regime, mentre Rolfini, Caturano e Celli seguono programmi differenziati.
Importante saranno le risposte dello staff medico e soprattutto evitare le incertezze sui tempi di recupero dei giocatori.
Anche in questo caso c’è un cambio radicale rispetto alla passata stagione: “Una rosa importante – ha specificato Pastore – ci permette di avere prudenza nella gestione degli infortuni”.
Una politica dei piccoli passi che dovrà convivere con l’entusiasmo e con la passione di una città che ha fame di grande calcio.
“Un entusiasmo che si sente nelle strade” da cui la squadra va protetta e si ritorna al punto iniziale.
Obiettivo: eliminazione delle distrazioni.
Una missione riuscita, negli ultimi 30 anni, solo a Nino Pulvirenti e Pietro Lo Monaco con chiare e nette definizioni di ruoli e di limiti all'interno della società.
Riusciranno i nostri eroi moderni? Ai posteri, non troppo posteri l’ardua sentenza.










