
La partita vinta dal Catania 2 a 0 al Massimino contro la Cavese porta con sé due metri di valutazione: quello che si limita a constatare quanto fatto nella singola partita e quello che, invece, si inserisce nel contesto generale della stagione e della corsa alla Serie B.
Partiamo dal secondo, che è certamente molto positivo: vincere partite come queste ed in questo modo rappresenta un segnale non indifferente lanciato al campionato ed alle avversarie (in questo caso il Benevento ripreso in testa alla classifica).
Sul primo, di giudizio ovviamente, c’è da discutere e da dibattere: sì perché fino al minuto 88 quando Di Gennaro ha messo in rete il pallone del vantaggio, il Catania aveva giocato una partita molto complicata, con le difficoltà di espressione già palesate in ultimo a Foggia.
E questa impressione, anche se limitata alla singola partita, non può mutare, anche dopo la prodezza in rovesciata di Caturano e la preziosa vittoria acciuffata nel finale.
Ma i campionati sono fatti da tante partite e vincere le gare in cui di certo non mostri il meglio della lucidità e della efficacia è un segnale di forza.
LE SCELTE. Chi si aspettava delle novità nelle scelte di Toscano, ancora una volta, sarà rimasto deluso: l’unica novità, infatti, è il rientro di Lunetta dopo la squalifica. Per il resto: ancora panchina per Bruzzaniti, almeno inizialmente.
LA NOIA DEL PRIMO TEMPO. Sembra strano, ma non lo è, per chi conosce le caratteristiche del Catania, la prima occasione scaturisce da un contropiede: Jimenez si invola verso la porta, ma conclude debolmente agevolando l’intervento del portiere.
Un sussulto in un panorama, almeno inizialmente, decisamente poco divertente.
A contrapporsi ad una partita stagnante ed avara di emozioni solo un colpo di testa, in sospetto fuorigioco, di Casasola respinto dal portiere della Cavese.
Serve a questo punto, un errore, anzi un doppio liscio dei difensori cavesi, per innescare un’altra possibile azione da gol: questa volta è Lunetta a non concludere bene verso la porta.
Tiro sbilenco che termine a lato.
Il racconto del primo tempo di Catania-Cavese è scarno, e si ferma qui.
Ed è la cronaca di una squadra con poca densità a metà campo e senza guizzi imprevedibili.
E nei pressi dell’area di rigore avversaria, spesso col solo Forte che appare isolato in quella zona del campo, non riesce a mordere.
Se a questa difficoltà si aggiunge anche il non concretizzare le occasioni apparentemente più semplici, come quella capitata ad Allegretto nel recupero, non può che palesarsi un pizzico di preoccupazione.
TOSCANO SPREGIUDICATO NELLA RIPRESA. Anche per questo Toscano non può che cambiare subito qualcosa inserendo Rolfini al posto di Forte: ma nulla.
Lo stadio comincia a mugugnare, mentre Toscano e Napoli si confrontano sulle scelte da fare per cambiare il corso degli eventi e schiodare lo 0 a 0.
La soluzione è il nuovo acquisto Bruzzaniti inserito al posto di Di Tacchio, con lo spostamento di Jimenez sulla linea di centrocampo.
Il tempo, però, passa e aumenta la pressione e l’ansia di non sbloccarla: nel frattempo anche la Cavese prende coraggio, perché il Catania non riesce ad essere pericoloso.
Nonostante questo Casasola, servito da un rinvio sbilenco di un avversario, ha tra i piedi un pallone clamoroso per sbloccare, ma non trova il gol "sparando" da posizione favorevole sul portiere.
Entra anche Caturano al posto di Donnarumma per un Catania a questo punto ultra-offensivo, almeno rispetto a quanto siamo abituati a vedere: Lunetta scala in basso a sinistra.
Ma le cose rimangono statiche, se si esclude qualche, confusa, folata offensiva. Più sui nervi che sulla lucidità.
Sembra non bastare.
L’ultima carta di Toscano è D’Ausilio per Casasola: ma anche la dea bendata non guarda al Catania, quando il pallone di Allegretto a botta sicura finisce sulla traversa.
UNA FAVOLA A LIETO FINE. Sembra una storia già scritta e già vista, specie in trasferta e in altre occasioni, ma questa volta, però, la conclusione è a lieto fine: a scriverla, per il Catania, è Di Gennaro che, prima del recupero, di testa mette in porta il pallone del vantaggio.
Un vantaggio che significa tanto, tantissimo, anche perché arrivato quasi all’epilogo di una partita scorbutica, difficile e resa complicata più dai demeriti del Catania che per i meriti di un avversario privo di diversi titolari. Secondo una legge non scritta del calcio e dei campionati, vincere queste partite significa tanto.
Ma non basta, perché qualcuno in campo al Massimino aveva un conto in sospeso con la sorte.
Quel qualcuno è Sasà Caturano che, dopo tanta sofferenza, con una rovesciata bellissima al centro dell'area da vera punta consumata trova finalmente il primo gol rossazzurro ed il 2 a 0 che chiude i conti.
Un risultato che vale 3 punti e, nuovamente, primo posto in classifica, se è vero che il pareggio per 0 a 0 del Benevento a Caserta, permette ai rossazzurri di riacciuffare i giallorossi nella corsa alla Serie B che, al momento, si prospetta a 2.










