
Rosario Pelligra ha deciso di muoversi in prima persona.
Il Catania non può permettersi di perdere Torre del Grifo o di dover accrescere sensibilmente il budget stanziato per l’aggiudicazione del centro sportivo.
A meno di 24 ore dal pronunciamento del Tribunale, Pelligra è spinto a correre ai ripari per provare a fronteggiare la discesa in campo di un gruppo di imprenditori locali pronti a “competere” col Catania Fc nella corsa a Torre del Grifo.
Il gruppo c’è, è reale, sembra anche piuttosto coeso ed è disposto a "correre" (in quella che potrebbe diventare una vera e propria asta al rialzo) almeno fino alla cifra di 6 milioni di euro.
Questo significa, in soldoni, che se Pellligra non vuole farsi strappare il centro sportivo, dovrà pensare di investire almeno un milione e mezzo di euro in più rispetto a quanto proposto originariamente con la proposta irrevocabile di acquisto del luglio scorso.
Molto.
Meglio prevenire che curare, diceva un vecchio spot degli anni ’80.
Ed è per questo che lo stesso Pelligra sembra deciso a scendere in campo provando a trovare un accordo commerciale, che si concretizzerebbe in una joint venture, con i concorrenti che, peraltro, sono quasi tutte vecchie conoscenze del Catania Fc, del suo presidente, della sua dirigenza.
Sul piatto diverse possibilità, tutte realistiche: o un accordo di non belligeranza o una possibile collaborazione nella gestione del centro.
Il Catania, infatti, non ha mai nascosto che in caso di acquisizione, almeno inizialmente, avrebbe dato priorità al ripristino ed all’utilizzo dei campi di allenamento, pensando più avanti al recupero e alla riapertura integrale del polifunzionale.
Per rimettere in moto tutto il centro sportivo, infatti, oltre alle spese di manutenzione ed adeguamento energetico, è necessario investire sul personale e di personale per far muovere Torre del Grifo ne serve parecchio.
Ecco perché non è da escludere l’ipotesi della collaborazione: il Catania "prende" il centro e da in gestione polifunzionale ed albergo al gruppo di imprenditori, tra cui, peraltro, ci sarebbe anche chi la foresteria l’ha gestita negli anni della proprietà Sigi.
Al contrario, se il centro lo dovesse essere acquisire il gruppo che in città è stato già ribattezzato “Sigi 2” (fosse solo per il numero di partecipanti), potrebbe realizzarsi l’esatto contrario, con il Catania che potrebbe assumere la qualità di conduttore e, pertanto, fruitore come detentore qualificato non proprietario dei campi di allenamento.
Ipotesi questa che, al momento, sembra meno possibile rispetto alle altre.
Ma c’è anche una terza via: sì perché non è detto che si riesca a trovare un accordo e, in quel caso, si andrebbe al rialzo e si capirebbe se gli imprenditori catanesi sono realmente interessati al centro o se invece la loro è una mera azione di "disturbo" determinata dai più svariati motivi.
C’è un minimo comune denominatore che accomuna questi imprenditori: tutti o quasi hanno avuto a che fare con il Catania e con il Gruppo Pelligra attraverso soprattutto il suo amministratore delegato Vincenzo Grella.
Non servirà molto per capire come andrà a finire: basterà aspettare domani alle ore 12.
Primo step della settimana "calda" del Catania: prima si scoprirà il destino dell’ormai, imprescindibile per assetti strutturali e strategie, centro sportivo e poi, domenica, si capirà molto sul destino calcistico dei rossazzurri impegnati nella sfida con la capolista Salernitana.
Una cosa è certa: Faber est suae quisque fortunae, ognuno è artefice del proprio destino...










