La porta chiusa del Pala Zurria resta lì, immobile.
Racconta una storia che inizia il 10 novembre con una tragedia, continua con un dissequestro rapido e si trascina poi in un silenzio fatto di ritardi, attese, promesse non seguite dai fatti.
Una storia che oggi pesa su centinaia di ragazzi e su tre società di basket, tra cui la Pgs Sales, formazione catanese che milita nel campionato di Serie C nazionale insieme a Cus Catania e Alfa Basket.
Roberta Riggi, presidente della Pgs Sales, guarda quella porta chiusa e parla.
La sua voce restituisce l’immagine di un movimento cestistico che in città vive sospeso.
La mattina del 10 novembre l’impianto viene chiuso per un incidente mortale, dopo alcuni giorni arriva il dissequestro.
Mancano porzioni di controsoffitto ed è necessario effettuare dei lavori.
Le società si attivano subito, individuano tecnici, interlocutori, soluzioni.
Passano dieci giorni, poi due settimane, poi tre. E la risposta resta la stessa, nessuna.
Nel frattempo almeno duecento ragazzi (non solo quelli della Pgs Sales) si ritrovano senza un luogo dove allenarsi.
Le giovanili si arrangiano come possono, qualche turno fisso all’Istituto San Giuseppe, il resto è una lotteria in cui vince chi trova un’ora disponibile in una struttura privata. Sempre pagando.
La presidente Riggi lo ripete con amarezza, perché questo episodio mostra una fragilità cronica.
A Catania per il basket non esistono impianti comunali adeguati.
O fai calcio oppure niente, qualche spazio per la pallavolo c’è, per la palla a spicchi no.
Il PalaCatania non ha più i canestri, il PalaGalermo è orientato ad altre discipline (forse dal 9 dicembre potrebbero esserci degli spazi proprio in questo palazzetto e grazie al supporto della federazione), persino le scuole non possono o non vogliono accogliere.
E la Serie C? È un capitolo ancora più delicato.
La società ha investito, ha nove giocatori sotto contratto, paga un appartamento per cinque di loro, altre camere all’interno dei Salesiani.
Si muove come un club professionale in un contesto che però non è in grado di sostenerla.
I procuratori chiamano ogni giorno chiedendo aggiornamenti, perché qui non si parla di un hobby.
I ragazzi si allenano due volte a settimana, un’assurdità per una categoria nazionale, e poi vanno in campo come possono, come è successo a Scicli, dove la sconfitta è stata inevitabile.
Riggi rivolge un appello chiaro al sindaco Enrico Trantino, che dopo le dimissioni dell’assessore Parisi ha assunto anche la delega allo sport.
Chiede una soluzione d’urgenza, un impianto qualunque che permetta alla Pgs Sales di allenarsi e giocare fino alla riapertura del Pala Zurria.
Chiede un intervento strutturale per restituire alla città almeno un palazzetto comunale idoneo al basket.
Chiede equità, perché non è accettabile che solo chi possiede impianti o grandi risorse possa permettersi di crescere.
La società non domanda privilegi. Domanda una casa. Una casa vera, non una diversa ogni sera. Una casa che restituisca dignità agli atleti, serenità alle famiglie e futuro a uno sport che a Catania continua a vivere grazie alla buona volontà di pochi.
La porta del Pala Zurria rimane chiusa, ma dall’altra parte c’è un movimento che non vuole restare al buio.











