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Luca Giovannone: Anno di transizione con la Nissa. Calcio Catania? Io ho pubblicato il mio progetto

18-12-2024 05:31

Alessandro Fragalà

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Luca Giovannone: Anno di transizione con la Nissa. Calcio Catania? Io ho pubblicato il mio progetto

Intervista al presidente della Nissa che partecipò alla manifestazione di interesse per riportare il calcio a Catania

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E’ sbarcato in Sicilia qualche anno fa e non è andato più via. 

 

Lui amante e campione di poker Texas Hold’em, ma soprattutto proprietario di un’importante agenzia per il lavoro è, per natura, un inguaribile ottimista. 

 

Parliamo di Luca Giovannone, fino a pochi anni fa personaggio completamente sconosciuto in Sicilia e, adesso, “siculo doc” d’adozione. 

 

Gli esperti calciofili lo ricorderanno, per un breve periodo, alla presidenza del Torino. 

 

I catanesi, invece, hanno avuto modo di conoscerlo bene, quando partecipò alla manifestazione d’interesse per riportare il calcio alle pendici dell’Etna dopo il fallimento e l’esclusione dal campionato del Calcio Catania targato Sigi. Catania e la Sicilia, in quei mesi, lo adottarono e lui è rimasto incantato da questa terra, se è vero che, alla prima occasione, ha comprato la Nissa e ha deciso, comunque, di fare calcio sull’isola. 

 

Luca Giovannone, dopo il tentativo di riportare il calcio a Catania, la scelta di acquisire la Nissa. Ci racconta, lei che è stato anche presidente del Torino, questa scelta di investire in Sicilia?

 

“L'esperienza con il Catania, la partecipazione alla manifestazione d'interesse, è stata qualcosa diappassionante per me e ho deciso di tornare a fare calcio, perchè è una mia grande passione. Mi hanno contattato da tutta l'Italia per portare il mio progetto in altre città, ma mi era piaciuta la Sicilia e mi sono fermato a Caltanissetta”.

 

Come è stato conquistato da Caltanissetta?

 

“Intanto c’è uno stadio importante e una città in cui posso portare avanti il mio progetto”.

 

Promozione al primo anno, qualche difficoltà nel secondo in Serie D che però adesso sembrano superate. Che bilancio possiamo fare di questa esperienza? 

 

“Nel primo anno abbiamo avuto la media punti nazionale più alta di tutti anche dell'Inter. Chiaramente in eccellenza il mio intervento finanziario ha fatto la differenza. In serie D è diverso: più si sale di categoria, più ci si confronta con altre squadre importanti, Siracusa e Reggina solo per fare un esempio”. 

 

Ci racconta e ci spiega come mai, nonostante gli investimenti non siano mancati, questo difficile approccio della Nissa alla Serie D, che ha, poi, portato al cambio dell’allenatore?

 

“Sì, gli investimenti sono stati importanti anche per la Serie D, però ricordiamoci che siamo anche una neopromossa. Abbiamo dovuto cambiare quasi tutti i calciatori della rosa. Nella passata stagione l'allenatore Terranova aveva condotto la squadra a vincere 27 partite su 30, con appena due pareggi e una sconfitta in Eccellenza. Quest'anno la squadra faceva fatica, ci aspettavamo di più e purtroppo alla fine abbiamo dovuto cambiare il tecnico. Il catanese Campanella sta facendo bene, la media punti è migliorata di tanto e siamo già arrivati al settimo posto”.

 

Con l’obiettivo?

 

“L’obiettivo è di rimanerci, anzi di migliorare sempre di più in questo anno di transizione.  C'è una remota possibilità di raggiungere i play-off, ma dovremmo vincerle quasi tutte per entrare tra le prime cinque.  La cosa importante è che stiamo sperimentando le capacità di questi calciatori, in modo da capire quali meritano di rimanere anche l'anno prossimo per costruire una squadra che cercherà di vincere il campionato. Abbiamo una rosa importante, però non è che ogni anno si può vincere il campionato. Ricordiamoci che in Serie D sui 18 squadre sale in C solo la prima e ci sono anche le altre 17. Per noi questo deve rappresentare un anno di transizione. Siamo tornati in Serie D dopo 12 anni e direi che stiamo facendo una bella figura”.

 

 

Come ha appena detto non è facile vincere questo campionato. Il Siracusa ne sa qualcosa, ma quest’anno ha qualcosa in più rispetto agli altri?

 

“Il Siracusa nonostante l'anno scorso abbia fatto un investimento importantissimo è arrivato secondo. Non è stato ripescata, ingiustamente a mio avviso, nonostante avesse vinto i play-off. Quest'anno per il Siracusa sembra essere l'anno giusto per salto di categoria e sinceramente se lo merita: lo merita la società, lo meritano i suoi tifosi”.

 

 

Proviamo ad andare oltre. Ci ha raccontato di esserci innamorato della Sicilia, ma quanto è difficile fare calcio in Sicilia?

 

“In Sicilia è bello fare calcio perché c'è una passione incredibile, c'è anche un campanilismo incredibile tra le città e la squadra di Caltanissetta vuole diventare una realtà importante nel panorama calcistico siciliano. Però non credo sia più difficile fare calcio in Sicilia. Logicamente è più facile fare calcio a Catania, dove ci sono 20.000 tifosi, per non parlare di Torino o di Milano. Penso che ogni imprenditore debba calarsi nella sua comfort zone, per me poteva essere il Catania se mi fossi aggiudicato la manifestazione di interesse. Caltanissetta mi ha accolto in una maniera entusiastica: è nato un amore reciproco e quindi la mia presenza qui durerà almeno per cento anni”. 

 

Lei è un grande ottimista, ma ci vuole dire che è tutto rose e fiori?

 

“Un imprenditore che investe nel calcio deve sapere che ogni anno perderà denaro, perché nel calcio si perdono soldi e sono rare le eccezioni in cui si guadagna. Faccio sempre un esempio: invece di comprarmi un aereo privato o uno yacht, ho deciso di investire le mie risorse per Caltanissetta. Qui non abbiamo certo gli abbonati di Catania. Ne abbiamo fatti mille e li ringrazio; abbiamo 150 sponsor, però quando non bastano i soldi io faccio il bonifico e pago come ogni mese gli stipendi in anticipo, utilizzando fondi miei. Possi dire che siamo una delle poche società lo fa”. 

 

Accennava prima alla manifestazione di interesse sul Catania a cui ha partecipato. Il comune, ha poi scelto il gruppo Pelligra. ⁠⁠Che idea si è fatto della situazione del Catania, dato che anche il suo gruppo aveva un progetto per rifondare il calcio?

 

“Sul Catania preferisco non esprimermi. Merita la Serie A e mi auguro che ci arrivi prima possibile”. 

 

Ma posso chiederle se c’è un pizzico di rimpianto per non aver primeggiato nella manifestazione di interesse e se si chiede ogni tanto se il gruppo Pelligra l’abbia pienamente rispettata?

 

“Questo non lo so perché io pubblicai il progetto triennale per salire velocemente di categoria. Ribadisco: io lo pubblicai quel progetto, gli altri progetti non li conosco e quello del gruppo Pelligra non mi risulta sia stato mai pubblicato, quindi non posso rispondere alla domanda. Però mi auguro davvero per i tifosi del Catania e per la città di Catania che le difficoltà dello scorso anno e di quest'anno possano essere superate. Ancora quest'anno si possono raggiungere i playoff, ovviamente se viene fatta una buona campagna acquisti ora che si apre il mercato a gennaio. Io sono sempre fiducioso, speranzoso e spero che il Catania possa arrivare in Serie B”. 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Alessandro Fragalà

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Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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