
Come volevasi dimostrare.
E’ successo di nuovo, ciò che non doveva ripetersi è successo ancora: il Catania non è riuscito a depositare entro i termini perentori previsti la fideiussione integrativa, resasi necessaria per avere sforato il tetto ingaggi previsto per le società che militano in serie C.
È fallito anche il tentativo di ricorrere ad un escrow account, la soluzione individuata per provare a garantire gli impegni economici assunti dal club rossazzurro.
Si tratta, anzi si sarebbe trattato a questo punto, di un conto dedicato sul quale depositare la somma equivalente all’importo che la fideiussione avrebbe dovuto garantire.
Una strada alternativa che avrebbe consentito al Catania di fornire la garanzia richiesta attraverso fondi vincolati, disponibili soltanto al verificarsi delle condizioni stabilite.
La società ha tentato di completare l’operazione, ma invano di tutta evidenza.
Nonostante il lavoro portato avanti fino all’ultimo momento, il denaro necessario non è stato accreditato nei tempi utili.
Dopo la prima scadenza mancata, collegata anche all’anticipo dell’impegno di Coppa Italia contro il Vicenza, non è dunque arrivata la risposta attesa neppure entro il termine indicato dal club come decisivo.
Nel comunicato del 6 agosto, il Catania aveva indicato come esimente degli asseriti problemi tecnico-burocratici e aveva assicurato che la società stava lavorando senza soste in vista del 10 agosto.
Rispetto alla nota lanciata nella serata del 10 di agosto, è meglio esimersi da commenti: c'è sempre rammarico, si assicura che si risolverà il problema e che il Catania disputerà una stagione degna del suo nome (altra penosa questione, quella di nome e logo, su cui, per questa volta, glissiamo).
E’ evidente che le difficoltà non solo non sono state superate, ma soprattutto che non sono momentanee.
Il mancato accesso alle garanzie del credito bancario suona come forte campanello di allarme.
Ed è la riprova, atteso che l'unico impedimento al “niet” degli istituti di credito risiede nei numeri portati dai bilanci societari, dell’avere gestito in modo non accorto la società.
La questione adesso prende due strade.
La prima è legata alle decisioni che assumeranno gli organi federali.
Saranno loro a verificare la documentazione, contestare previa verifica formalmente l’inadempimento e stabilire le conseguenze sanzionatorie sul piano sportivo.
Il rischio è di una penalizzazione non inferiore ai tre punti in concreto, anche alla luce dei precedenti del club, se è vero che il Catania Fc, in questo senso, è recidivo.
Probabile anche una squalifica per il suo amministratore delegato.
Poi c’è un’altra questione, decisamente più ampia.
Cosa sta accadendo realmente? Cosa è lecito attendersi?
Assisteremo, come due anni fa, ad una altra bizzarra conferenza stampa in cui Pelligra darà la colpa al consulente di turno oppure questo mancato adempimento rappresenta il preludio al defilarsi del gruppo e di conseguenza ad una messa in vendita pubblica della società?
Cosa accadrebbe se nessuno sarà interessato al Catania? Pensare di dover dare ragione al giornalista vicentino che ha parlato, in quel momento in modo inopportuno e tecnicamente improprio, di un “Catania in stato pre-fallimentare”, rappresenterebbe oltre al danno la beffa.
Il Catania non è in quella fase di crisi acuta, ma la sofferenza di bilancio e il modo inadeguato con il quale è stato gestito da Grella e dai suoi collaboratori potrebbe condurre a quella via col protrarsi del tempo e della serie C invariabilmente.
La storia insegna.
Trantino bacchetta Pelligra
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Catania, Enrico Trantino, che ha definito il mancato deposito della fideiussione «un fatto serio e preoccupante», impossibile da ridurre a un semplice problema tecnico o burocratico. Pur riconoscendo gli investimenti sostenuti dalla proprietà, l’acquisto di Torre del Grifo e le ambizioni mostrate sul mercato, Trantino ha chiesto a Ross Pelligra di rafforzare la struttura societaria a Catania, garantendole maggiore autonomia operativa ed economica. Il sindaco ha inoltre richiamato il precedente di due anni fa e sottolineato la necessità di offrire chiarezza, affidabilità e rispetto ai quasi diecimila tifosi che hanno già rinnovato l’abbonamento: «Non bastano rassicurazioni. Servono fatti e una spiegazione chiara alla città su come si intenda cambiare passo».
Intanto però mentre sul campo la squadra di Longo ha conquistato a Vicenza una qualificazione capace di riaccendere un po' l’entusiasmo, fuori dal terreno di gioco il Catania non è riuscito a rispettare un adempimento economico fondamentale per l'avvio di stagione.
Sembra di vivere due storie che camminano su binari paralleli che non si incontrano: da un lato la squadra che è rimasta a Norcia per preparare la sfida di Parma e le voci, alla luce dei fatti incomprensibili, di nuovi acquisti pronti per essere chiusi di Varrà.
Dall’altro lato Grella e gli altri dirigenti che hanno cercato con affanno di racimolare una cifra importante che dall’Australia, è evidente, non sarebbe arrivata.
Se non è teatro dell’assurdo, poco ci manca.
La realtà dei fatti dice solo che la fideiussione non è stata presentata.
Ora, oltre alle spiegazioni, servirà capire come e quando la società riuscirà a regolarizzare la propria posizione e come ha intenzione, voglia e forza di proseguire la stagione.
Certo è che il vulnus, la ferita all’immagine ed alla credibilità restano profondi.
E al contempo avanza una consapevolezza sempre più forte: così non è modo di gestire una società professionistica di calcio.










