Ci sono sconfitte che fanno male.
Ma ci sono anche sconfitte che meritano comunque un lungo applauso.
Quella della Covei Meta Catania Bricocity nella decisiva Gara 3 della finale Scudetto appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il tricolore prende la strada di Torino, con la L84 che espugna il PalaCatania per 4 a 3, ma la fotografia più bella della serata non è quella della premiazione.
È quella di oltre cinquemila persone che hanno riempito ogni ordine di posto del palazzetto etneo, trasformandolo in una bolgia rossazzurra capace di spingere la squadra fino all'ultima sirena.
È l'immagine di una città che, quando vede un progetto serio, vincente e costruito nel tempo, sa rispondere presente, anche se non stiamo parlando di calcio a 11.
E questa, forse, è la vittoria più importante conquistata dalla Meta Catania negli ultimi anni, ma anche un messaggio per chi ha voglia di investire nello sport catanese e anche per chi lo ha fatto e, magari, non lo sta facendo più.
Perché arrivare a giocarsi la terza finale Scudetto consecutiva non è un caso.
È il frutto di una società che ha saputo programmare, investire e crescere stagione dopo stagione, diventando un punto di riferimento assoluto del futsal italiano.
I due Scudetti consecutivi conquistati negli anni precedenti avevano già scritto la storia.
Questa finale, pur persa, conferma definitivamente la grandezza di un ciclo sportivo destinato a restare negli annali.
La partita è stata intensa, nervosa, equilibrata. Come tutte le grandi finali.
La L84 parte meglio e dopo poco più di tre minuti trova il vantaggio con Salas.
La Meta fatica a trovare ritmo anche per il grande caldo del PalaCatania, ma non smette mai di crederci. Quando Michele Podda firma l'1 a 1, il palazzetto esplode letteralmente, trascinando i rossazzurri verso una rimonta che sembra possibile.
I piemontesi, però, confermano tutto il loro valore. Schiochet riporta avanti gli ospiti e poco dopo Fortini approfitta di un episodio favorevole per il terzo gol.
La squadra di Juanra non si disunisce e accorcia prima dell'intervallo con Giuseppe Pulvirenti, mantenendo aperta ogni possibilità.
Nella ripresa la Meta torna in campo con la consapevolezza di avere ancora tutto nelle proprie mani. L'espulsione di Tuli cambia l'inerzia del match e Turmena, dal dischetto, firma il 3 a 3.
È il momento migliore dei rossazzurri.
Rodriguez diventa protagonista con interventi decisivi, mentre pali, traverse e una serie incredibile di occasioni negate sembrano raccontare una serata destinata a prendere una direzione diversa da quella sperata.
Quando Rescia firma il definitivo 3 a 4 a otto minuti dalla conclusione, il colpo è durissimo.
Juanra tenta ogni carta, ricorre anche al power play, ma il muro della L84 resiste. Podda, Turmena, Pulvirenti, Albertico, Bocao ci provano fino all'ultimo pallone. Stavolta, però, il futsal decide di non premiare la Meta.
Eppure sarebbe profondamente ingiusto fermarsi al risultato.
La Covei Meta Catania Bricocity chiude una stagione semplicemente straordinaria.
Quattro finali disputate, due trofei conquistati, Coppa Italia e Coppa Divisione, una Supercoppa persa soltanto ai rigori e una finale Scudetto giocata fino all'ultimo possesso dopo una serie equilibratissima.
Numeri che raccontano meglio di qualsiasi aggettivo la forza di un gruppo che, negli ultimi tre anni, ha portato Catania stabilmente al vertice del futsal italiano.
Se oggi cinquemila persone riempiono il PalaCatania per una partita di calcio a cinque, non è un episodio.
È il risultato di un progetto credibile, di una squadra che ha saputo creare appartenenza e di una società che ha trasformato il futsal in uno degli eventi sportivi più attesi della città.
Lo Scudetto stavolta cambia maglia anche se l'orgoglio, però, resta tutto rossazzurro.
E gli applausi che hanno accompagnato la sirena finale valgono quanto una coppa.
Perché le finali si possono vincere o perdere. Costruire una realtà come la Meta Catania, invece, è un'impresa che dura molto più di una stagione.











