
Qualcuno magari sperava fosse un pesce d’aprile divertente e invece così non è.
L’Italia, per la terza volta consecutiva, non parteciperà al mondiale.
E se la prima può essere una casualità e la seconda un errore di percorso, alla terza, magari, è il caso di fermarsi un attimo e riflettere, perché evidentemente dal caso si passa alla certezza.
Partiamo dalla base: l’Italia non ha partecipato agli ultimi 2 mondiali e non parteciperà al prossimo perché nelle qualificazioni non è mai riuscita a vincere il proprio girone e ai playoff è stata battuta da formazioni, almeno sulla carta, più deboli.
Il problema principale sta proprio li.
Ma sono veramente più deboli? Siamo ancora convinti di essere i maestri del calcio?
Magari lo siamo ancora, ma lavoriamo per far crescere talenti stranieri che inondano i nostri campionati, migliorano tecnicamente e tatticamente e poi ci puniscono con le nazionali.
Forse è arrivato il momento che tutto il movimento si faccia un bell’esame di coscienza, perché è evidente che qualcosa non va.
Il livello del calcio italiano è crollato, perché è crollato il livello dei giocatori italiani.
Partiamo dal primo punto: l’Italia non vince una Coppa dei campioni dal 2010 quando si impose l’Inter di Mourinho. Ma qualcuno dimentica che quella squadra, tra i titolari, non aveva neanche un giocatore italiano.
Ecco il punto: i giocatori italiani non giocano, o almeno non giocano nelle squadre di vertice e non giocano in Europa.
Basti pensare che agli attaccanti che Gattuso ha schierato contro la Bosnia: Kean gioca in una squadra, la Fiorentina, che lotta per non retrocedere; l’altro, Retegui (che peraltro è naturalizzato italiano) gioca in Arabia Saudita. Il terzo, Pio Esposito, si veste la maglia dell’Inter, si è un talento, ma è ancora un ragazzino e nel club gioca pochissimo perché davanti ha il centravanti dell’Argentina campione del mondo e quello della Francia, vicecampione del mondo.
Gli italiani in Serie A sono sempre meno, gli italiani in Serie A stanno sparando e, cosa ancora più grave, stanno diminuendo anche nelle categorie minori.
Qualcuno ha pensato bene di istituire le squadre B dei grandi club per far crescere i giocatori italiani: ma se andiamo a dare un’occhiata alle rose delle squadre B che giocano in Serie C, noteremmo subito che sono, anche loro, piene di ragazzi stranieri.
E torniamo al punto iniziale: in Italia non coltiviamo talenti italiani, ma stranieri.
Ma perché? Perché costano poco, non pretendono, hanno fame e soprattutto arrivano già pronti e vanno solo migliorati.
Questo perché, purtroppo, nelle nostre scuole calcio, non di rado, invece di insegnare calcio, di affinare la tecnica, pensiamo a vincere i tornei giovanili.
E per vincere servono i ragazzini già pronti e spavaldi e magari, un talento vero, ma ancora timido e spaurito, finisce per perdersi perché fagocitato da un sistema ormai marcio.
Un sistema in cui gli allenatori sono costretti a non partecipare ai tornei per punire le intemperanze dei genitori; un sistema in cui il genitore facoltoso finanzia la scuola calcio e permette al figlio di superare gli altri; un sistema in cui se porti lo sponsor alleni; un sistema in cui il presidente della federcalcio rimane saldo al suo posto dopo aver saltato due mondiali.
E ci siamo limitati ad una sintesi, perché se il calcio italiano, in generale, ha dei problemi enormi, focalizzandoci su quello siciliano dovremmo metterci le mani nei capelli e forse anche strapparceli ad uno ad uno.
Tornando all’avvio: chi scrive, dopo nemmeno 20 giorni di vita, è finito in aria quando Tardelli mandò in delirio l’Italia nel 1982; chi scrive si è innamorato del calcio grazie alle espressioni di un ragazzo siciliano che nel 1990 stava regalando un sogno a tutta la nazione; chi scrive non ha chiuso occhio in una notte di luglio del 1994 ripensando ad un rigore finito alto nel cielo di Pasadina; chi scrive ha pianto di gioia quando Cannavaro ha alzato la coppa nel 2006; chi scrive, purtroppo, non è ancora riuscito a guardare una partita dei mondiali insieme a suo figlio che è nato nel 2015.
Ma tanto a noi che importa: fra qualche giorno i giornali sportivi dimenticheranno tutto e si concentreranno nuovamente sull’Inter pronta a vincere lo scudetto, sulla Juve in crisi e sul Milan che non vince più.
E mentre Argentina, Francia, Germania, Spagna, Brasile e Inghilterra si contenderanno la coppa più bella, noi saremo concentrati sul calciomercato e sull’ingaggio dell’ennesimo giocatore straniero sconosciuto ai più, ma clamorosamente forte per gli esperti delle trattative.
Senza pensare che c’è un’intera generazione di ragazzi che non ha idea di cosa siano le notti magiche.










