
«Avevo 12 anni, ero già alto 1,95. Fu un compagno di scuola a portarmi in palestra. Ero scettico. Venivo da altri sport, ma quell’ambiente mi ha subito conquistato».
Dalla scoperta casuale della pallavolo fino alla Serie A1: oggi Carmelo Gitto è capitano della Sviluppo Sud Catania, formazione che ha rappresentato la Sicilia nel campionato di Serie A2, chiuso domenica scorsa all’undicesimo posto.
Il percorso sportivo di Carmelo Gitto prende il via nel 2003, quando approda nel settore giovanile della Lube Macerata: «All’inizio non avevo obiettivi precisi, volevo solo migliorare. Arrivato in A2 ho iniziato a pormi traguardi più ambiziosi, fino all’in A1 a Latina».
Arrivi a Catania con un bagaglio enorme di esperienza. Com’è stato per te vivere il ruolo da capitano?
«Essere capitano in Sicilia è stato un orgoglio. Essendo appunto siciliano ho sentito una responsabilità ancora più grande, perché non volevo sfigurare nella mia terra. Non mi sento un capitano autoritario: credo molto nell’esempio. Puoi permetterti di parlare solo se sei il primo a dare tutto. La responsabilità più grande è quella emotiva, mentre la difficoltà principale è mantenere sempre alta la motivazione, anche nei giorni più complicati. In Sicilia le difficoltà non mancano, dalle strutture ai costi degli spostamenti, ma proprio per questo ho sentito una responsabilità doppia».
Che tipo di stagione è stata quella della Sviluppo Sud?
«È stato un campionato duro. Ogni giornata era una battaglia, anche perché si vedevano risultati sempre strani, non scontati. Le prime che perdevano contro quelle di bassa classifica, scontri diretti dove si dividevano i punti, non siamo mai riusciti a fare il vero salto di qualità. Secondo me noi quest'anno, per la squadra che avevamo, abbiamo fatto una buona stagione. Potevamo anche arrivare ai play-off, ma credo che sia stato già un grande obiettivo raggiungere la salvezza. Devo dire che questa squadra ha reagito molto bene dinanzi alle difficoltà, lavorando sempre con costanza, non facendosi prendere dall'ansia».
E le difficoltà, è evidente, ci sono state.
«Direi di si. Gli infortuni, soprattutto quello del nostro trascinatore, Luka Basic, ci hanno messo a dura prova, costringendoci a rivedere il nostro gioco e a trovare nuovi leader in campo. Nonostante tutto, siamo riusciti a restare lucidi e concentrati, affrontando ogni sfida con determinazione».
Il gruppo come ha affrontato questi alti e bassi?
«Nessuno si è mai tirato indietro. Tutti hanno lavorato con costanza ogni giorno, senza mai lamentarsi o tirarsi indietro in allenamento. Anche chi sapeva di non partire titolare dava il massimo, così da mettersi in mostra e farsi trovare pronto quando chiamato in campo. Questo spirito collettivo ci ha permesso di affrontare le difficoltà e di restare uniti, conquistando la salvezza. E non è per niente scontato. All’inizio eravamo una squadra nuova, con tanti ragazzi che non si conoscevano, e serviva tempo per capire i caratteri, le reazioni e come collaborare in partita. Con il tempo, abbiamo trovato intesa e fiducia reciproca: giovani ed esperti (perchè non voglio chiamarmi vecchio) hanno collaborato e si sono supportati a vicenda. Tutto questo ha fatto la differenza che poi si è vista in campo».
Guardando al futuro, Gitto mantiene un approccio lucido: «Non ho aspettative particolari. Aspetto il mercato e valuto le opportunità. Non mi sento arrivato e ho ancora voglia di mettermi alla prova».
Infine, uno sguardo anche sul futuro della pallavolo a Catania: “Servono strutture adeguate. Il palazzetto deve tornare a essere un punto di forza, non un limite”.
Un percorso fatto di passione autentica e costanza: Carmelo Gitto resta un punto di riferimento per la pallavolo siciliana.










