
C’è uno sport che non si misura in classifiche ed è uno sport che, a volte, cambia le vite.
A Catania, oggi, questo secondo modo di intendere lo sport ha un nome preciso: Affido Sportivo.
Un progetto che cresce e lo fa più velocemente del previsto.
NUMERI CHE PARLANO CHIARO. I dati raccontano già una storia forte.
A pochi mesi dall’avvio, sono 75 i minori coinvolti, ben oltre i 50 inizialmente previsti.
Un incremento del +50% che non è solo statistica, ma il segnale concreto di un bisogno reale intercettato nel territorio.
E l’obiettivo è già fissato: arrivare a quota 100.
Dietro questi numeri c’è una rete. Una vera comunità educante che si muove insieme.
Sei scuole coinvolte, dieci studenti volontari, quattro tirocinanti universitari. Ma non solo: anche realtà territoriali che collaborano e famiglie che iniziano a sentirsi meno sole.
NON SOLO SPORT. Ridurre tutto a un progetto sportivo sarebbe un errore perché l’affido Sportivo è molto di più.
E’ supporto didattico, colloqui con le famiglie, percorsi pedagogici costruiti su misura e poi, ovviamente, arriva anche lo sport anzi gli arrivano gli sport.
Arti marziali, rugby, calcio, equitazione.
Si tratta di attività che partiranno con la primavera e che diventeranno strumento, non fine.
Perché il vero obiettivo è un altro: restituire opportunità.

I PRIMI RISULTATI. I segnali sono già evidenti, se è vero che le scuole registrano miglioramenti nel rendimento.
Situazioni complesse vengono contenute e alcuni ragazzi sono entrati in percorsi di “Messa alla Prova”, in collaborazione con il sistema della giustizia minorile.
Si tratta di un passaggio certamente delicato, ma anche un segnale chiaro: il progetto funziona perché mette in relazione mondi diversi, scuola, sport, servizi sociali, istituzioni.
E in questo sistema tutte queste componenti riescono a dialogare davvero.
UNA SFIDA DI SISTEMA. Non è un caso che CSAIn sia entrata anche nell’Osservatorio sulla dispersione scolastica della città metropolitana di Catania.
Un altro passo importante che vuol dire portare lo sport dentro le politiche educative. Non come accessorio, ma come leva strutturale.
Anche il presidente del Tribunale per i Minorenni, Roberto Di Bella, ha sottolineato il valore di questo approccio, riconoscendo nello sport un ruolo educativo insostituibile.
UNO SGUARDO CHE VA OLTRE. C’è un altro dettaglio che racconta tutto.
Affido Sportivo non nasce per restare un’esperienza isolata: l’idea, infatti, è più ambiziosa ed è quella di diventare un modello replicabile e di esportare affido sportivo.
Tutto questo per dimostrare, una volta di più, che lo sport, quando è guidato da una visione, può essere molto più di un gioco, ma può essere una seconda possibilità.










