sport-r3gyvr6fykih8e5kk1tac3on1n6zio1zh5d2rplfog
imgi_1_logo sud sport

PAGINE

Categorie

Categorie

Lo Sport come lo raccontiamo noi

sudpalermo_logo
press2a
hitech-r3gyukvpf0wkpxv0f1j2pwcwbazgwae2bc0869c5gg
style-r3gyxz2q3hjun8xilickq1itje96oxv644tck8ayzk
sudlife-r3gywm7483oxviwiix7z4duuncy3koh4lew3lubfz4
sudarte-r3gyw83jdl5n1dgzt94kkzexqkvld7x5jh3teowckg
gusto-r3gyriwl7eq0zkar97zq463yt81ivp9gw7of0vv7og
salute-r3gyuy1g2pel8hbwa77uot1cmp6lw1ub1550w4sn1c

facebook
instagram
youtube
whatsapp
Rugby in carrozzina, il Wheelchair Rugby Catania pronto al debutto nazionaleDue minuti di illusione: il Benevento rimonta e spegne il sogno del CataniaSesta vittoria di fila: la Meta Catania vola in semifinale di Coppa DivisionePallavolo, dal 3-1 su Lagonegro a Cantù: la Sviluppo Sud Catania vuole il bis playoffScherma e università, spada e ingegneria: il capolavoro di Francesco LodatoPari amaro a Salerno: il Catania crea, il Benevento allunga

Per qualsiasi informazione puoi contattarci a:

 

info@sudsport.it

IN EVIDENZA

Successi olimpici contro realtà quotidiana, Orazio Arancio: “Lo sport non è per tutti”

26-02-2026 06:00

Alessandro Fragalà

HOME IN EVIDENZA, Altri Sport, orazio-arancio, olimpiadi, strutture-sportive, sicilia-sport,

Successi olimpici contro realtà quotidiana, Orazio Arancio: “Lo sport non è per tutti”

Medaglie e orgoglio olimpico. Orazio Arancio riflette: l’Italia che vince è davvero una nazione sportiva o deve ancora garantire a tutti il diritto allo sport?

immagini-in-evidenza-42.png

Nel pieno dell’entusiasmo per le medaglie di Milano Cortina 2026, Orazio Arancio, presidente regionale della Federazione Rugby, invita a guardare oltre il podio. In questa intervista affronta una domanda scomoda ma necessaria: l’Italia che vince è davvero un paese sportivo? Tra successi olimpici e carenze strutturali, emerge una riflessione che intreccia merito, diritti e uguaglianza sociale.

 

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 hanno regalati all’Italia un’immagine straordinaria. Da sportivo in attività prima e da dirigente sportivo adesso, che sensazione le trasmettono questi successi?


“Le Olimpiadi hanno consegnato al Paese l’immagine che gli italiani amano di più, quella di un’Italia capace di eccellere e competere con le grandi potenze sportive. Un’Italia che trasforma talento e sacrificio in medaglie. È giusto riconoscere i meriti degli atleti, ma anche di chi ha creduto nel progetto e ha contribuito a rendere questa Olimpiade straordinaria”.

 

Però, perché immagino ci sia un però, occupare stabilmente i primi posti nel medagliere fa dell’Italia una nazione sportiva?


“No. Una nazione per essere definita sportiva deve garantire la pratica sportiva a tutte le classi sociali, a prescindere dal talento. E l’Italia, purtroppo, è lontanissima da questa condizione”.

 

Perché parla di distanza così marcata tra risultati e realtà?
 

“È un paradosso. Vincono gli atleti di un Paese che ha uno dei più alti tassi di sedentarietà tra quelli OCSE e un indice di accessibilità alla pratica sportiva tra i più bassi al mondo. Lo sport è un diritto garantito dalla Costituzione, ma nella quotidianità questo diritto non è realmente accessibile a tutti”.

 

Dunque, in base a quello che dice esiste un’altra Italia oltre quella che abbiamo visto trionfante sui podi?
 

“Assolutamente sì. Basta allontanarsi dalle piste perfette e dalle arene olimpiche per incontrare una realtà molto meno luminosa. L’Italia è bravissima a intercettare e coltivare i campioni, ma fatica a costruire una cultura sportiva diffusa”.

 

Qual è, secondo lei, il problema principale?
 

“Le infrastrutture. Basta entrare in molte scuole italiane per rendersene conto. Palestre piccole, umide, con pavimenti consumati e attrezzature minime, spesso inagibili. Secondo i dati ISTAT, quasi il 60 per cento degli edifici scolastici non dispone di una palestra, con punte oltre il 75 per cento in alcune regioni del Mezzogiorno. Nel PNRR sono stati stanziati circa trecento milioni per l’impiantistica sportiva scolastica, contro sei miliardi per le Olimpiadi”.

 

Una situazione certamente allarmante che porta a quali conseguenze sociali? 

 

“Le conseguenze sono che moltissimi giovani abbandonano precocemente l’attività fisica o non la iniziano affatto. Si crea un sistema sbilanciato. Alla pratica sportiva accedono soprattutto le famiglie che possono sostenere costi e spostamenti. Chi cresce in territori poveri di strutture resta ai margini, non per mancanza di capacità ma per mancanza di opportunità.

 

In questo contesto che eredità dovrebbe lasciare Milano-Cortina 2026?
 

“Non può essere solo uno straordinario medagliere. Deve spingerci a colmare queste mancanze. Dobbiamo imparare non solo a vincere, ma a garantire a tutti il diritto allo sport”.

 

Che appello lancia ai vertici dello sport italiano?
 

“Mi auguro che facciano a gara non soltanto per prendersi i meriti delle vittorie, ma anche per realizzare imprese di valenza sociale e di uguaglianza. Sarebbe questo il vero successo. Rendere l’Italia non solo un Paese vincente, ma un Paese giusto. Ma prima di chiudere mi conceda un’ultima riflessione”.

 

Le è concessa. 

 

“Questo exploit appartiene ai nostri atleti. Ma in parte anche ai loro tecnici, spesso nemmeno menzionati. In alcuni casi meriterebbero di salire sul podio per la dedizione e la simbiosi costruita con gli atleti. Anche questo è sport. Anche questo è valore”.

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Alessandro Fragalà

Sudsport è una testata del Gruppo SudPress

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

imgi_1_logo sud sport

La tua pubblicità su SudSport passa da qui! 

Scopri le opportunità, invia una richiesta

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder