
Foggia e Potenza in ultimo, come prima ancora Casarano e Cosenza, ovvero come rischiare di regalare un campionato agli avversari.
Un manuale che pare perfettamente redatto dal Catania in tutte le sue componenti: dai giocatori, apparsi molli e poco lucidi, dall’allenatore, che sbaglia le scelte e da una società, con la sua componente apicale, che ha ripreso a lanciare proclami (affidandosi solo ai soliti canali da cui percepisce introiti) invece di pensare esclusivamente ai fatti e alla concretezza.
Ed i fatti sono rappresentati dai gol, dalle vittorie, dai punti: non dalle foto sui giornali conditi da monologhi che servono per l'ego non per andare in B.
Non abbiamo scritto nulla sul bilancio e sull' iter per entrare a Torre del Grifo anche prima del saldo prezzo, proprio perché siamo tutti concentrati sull'obiettivo fortemente voluto dalla gente del Catania.
E per rispetto al serio sforzo economico di Rosario Pelligra.
Senza alimentare discussioni su altro: Grella non se ne approfitti per dire le solite inesattezze.
Torniamo alla gara di esordio del 2026.
Per raccontare di un altro pareggio esterno (questa volta è andata bene, perché poteva finire peggio), racimolato sul campo di un dimesso Foggia e con la possibilità, concreta, di perdere il primo posto in classifica.
Nel frattempo, complici le festività, sono riprese le vecchie cattive abitudini: i soliti muri di Piazza Spedini, infatti, ci raccontano di un ambiente poco concentrato, impegnato con le solite promesse che almeno per il momento non servono alla classifica.
Si pensi a vincerlo questo campionato e basta. Non è il momento, ancora, di esibizioni mediatiche.
LA PARTITA E’ LA SOLITA PARTITA IN TRASFERTA. Esattamente come quelle ricordate in apertura.
Senza Caturano (influenzato), Bruzzaniti (che non ha svolto neanche un allenamento con i compagni) e soprattutto senza Lunetta (squalificato), assenza rivelatasi pesante, Toscano si affida a D’Ausilio e Jimenez per supportare Forte in avanti.
Si gioca in un clima surreale, uno stadio vuoto che ricorda il periodo del Covid.
Serve qualche minuto al Catania per prendere confidenza con la partita, ma alla prima folata offensiva i rossazzurri rischiano di passare, in un’azione viziata da un fuorigioco che in realtà non c’era e che, in caso di gol, sarebbe stata controllata alla Fvs.
D’Ausilio ha grande spazio sulla sinistra, ma non è preciso nell’ultimo passaggio.
Chirurgico, invece, il cartellino giallo che l’arbitro mostra a Quaini dopo 8 minuti: quelle decisioni che inevitabilmente condizionano le partite.
C’è un abisso tecnico tra le due squadre, ma almeno in avvio il Catania è senza la necessaria cattiveria ed impreciso nonostante la superiorità. Un Catania che riesce ad arrivare senza problemi nell’area di rigore foggiana, ma che poi sbaglia il passaggio decisivo o la conclusione.
Così come avviene quando D’Ausilio serve bene Jimenez che sbaglia un calcio di rigore in movimento.
Il Catania usa una card per un possibile fallo (c’era) su Donnarumma che, però, sembra essere avvenuto fuori dall’area di rigore: per l’arbitro invece non c’è nulla, per i rossazzurri una card non giocata benissimo.
Anche il Foggia usa una card per chiedere un rigore, all’apparenza molto dubbio, che l’arbitro non concede.
E fa bene, il giocatore si era buttato in area di rigore.
Troppo poco quanto fatto dal Catania nel primo tempo dinanzi ad un Foggia coriaceo, ma decisamente inferiore ai rossazzurri.
La ripresa parte meglio: il Catania spinge, mette sotto pressione il Foggia, ma, come già successo in altre occasioni, sbaglia occasioni clamorose come quella capitata a Di Gennaro solissimo davanti alla porta e poi subisce.
Come successo a Potenza la difesa si addormenta, il resto lo fa Bevilacqua con una giocata pazzesca e un tiro imparabile per Dini.
Incredibile, ma vero.
La reazione è affidata ad un tiro telefonato di Donnarumma e, inevitabilmente, alle scelte della panchina che inserisce Rolfini al posto di un deludente (e non è la prima volta) D’Ausilio.
Svolta immediata. Rolfini si invola solitario verso la porta, supera il portiere ma si defila troppo e il suo tiro viene deviato sulla linea (forse dentro?), arriva Jimenez e calcia il pallone verso un difensore che lo mette in rete.
Pareggio immediato e partita che si scalda.
Il Foggia gioca una card per chiedere l’espulsione di Pieraccini, solo ammonito dopo un intervento falloso: l’arbitro ci pensa ma non cambia idea.
E’ il momento in cui il Catania dovrebbe spingere e, invece, i rossazzurri calano il ritmo e perdono lucidità: solo Rolfini tenta di cambiare il corso delle cose, supportato poco dai compagni a corto di energie.
Ma Toscano, a parte Stoppa, non ha a disposizione alcun’arma per cambiare le cose o per dare fiato ai suoi giocatori e, magari, anche senza allenamenti con i compagni, Bruzzaniti in panchina poteva essere portato. Scelte.
Alla fine Stoppa viene inserito, ma il Catania dopo il pareggio l’area di rigore del Foggia non l’ha più vista e questo è quantomeno strano.
Ed è così che anche nei 7 minuti e più di recupero concessi, il Catania si palesa solo con un tiro rugbistico di Pieraccini.
Il pareggio è l’inevitabile finale e, tutto sommato, si può anche dire che sia andata bene.
Bene per questa partita, ma non è questa la strada maestra.










