
La vicenda accaduta durante una partita di calcio giovanile a Santa Venerina, nel corso della Mongibello Cup, ha acceso un dibattito acceso e anche comprensibile.
Ma il punto centrale rischia di essere travisato.
È necessario ribadirlo subito: In base ai regolamenti federali, per i tornei giovanili non è obbligatoria la presenza di un’ambulanza a bordo campo.
Un fatto oggettivo, non certo un’opinione. Poi si potrà discutere sui regolamenti, ma questa è un’altra storia.
Ma andiamo per ordine: durante la partita tra Trinacria Catania e Aga Messina un ragazzo di 13 anni resta a terra dopo un infortunio serio (frattura alla caviglia).
L’ambulanza chiamata immediatamente dal responsabile del torneo sul campo arriva dopo quasi un’ora di attesa perché, clamorosamente, arrivava da Catania.
Il nocciolo della questione è solo ed esclusivamente questo.
Il torneo era regolarmente autorizzato dalla FIGC, con arbitri designati e procedure formali rispettate. Da questo punto di vista, non c’è stata alcuna violazione delle regole sportive.
Eppure, qualcosa non ha funzionato e qui si sposta il focus.
Non si tratta di chiedere perché non ci fosse un mezzo di soccorso già sul posto, visto che non è previsto.
Si tratta di domandarsi perché, in un territorio come Santa Venerina, un’ambulanza impieghi così tanto tempo per raggiungere un campo sportivo dove stanno giocando decine di ragazzi (pare che la questione possa essere legata alla problematica del ragazzo infortunato e alla possibilità di curarlo, in un reparto di ortopedia, solo a Catania).
Domandarsi perché, come abbiamo detto, debba arrivare addirittura da Catania e non dal comune stesso o da Giarre.
A questo, poi, dovremmo aggiungere che a Santa Venerina non è presente nemmeno una guardia medica.
Cosa sarebbe successo se non si fosse trattato di una frattura alla caviglia?
Se qualcuno avesse avuto un arresto cardiaco, se ci fosse stata un’emergenza respiratoria, se il tempo fosse stato un fattore decisivo tra la vita e la morte?
Lo sport, paradossalmente, ha solo fatto da lente di ingrandimento diventando capro espiatorio, come spesso avviene, per questioni che, con lo sport, hanno poco a che fare.
Una partita di calcio tra ragazzini ha portato alla luce una criticità che riguarda tutti, non solo chi scende in campo o chi organizza i tornei.
«Siamo sempre a favore del rispetto delle regole federali e le osserviamo in maniera rigorosa. In questo tipo di manifestazioni, così come nelle partite dei campionati giovanili, la presenza dell’ambulanza non è obbligatoria», spiega Davide Cicero, organizzatore della Mongibello Cup.
Cicero interviene anche sulle questioni legate all'organizzazione: «C’è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato, legato alla burocrazia. In diverse occasioni, anche in passato, è capitato che ambulanze presenti sul campo non potessero svolgere un intervento completo. È successo a Otranto, come a Palermo. Per vincoli amministrativi, infatti, non sempre è consentito sospendere il servizio sul terreno di gioco per accompagnare un ragazzo in ospedale».
Speciosa anche la polemica sul costo del torneo per ogni singolo ragazzo.
I tornei giovanili esistono perché ci sono delle persone che li organizzano, ci sono dei costi da sostenere, strutturali e logistici.
Basti pensare che per avere un arbitro federale bisogna sborsare 65 euro a partita e che l’affitto dei campi, anche se comunali, rappresenta una spesa viva alquanto onerosa.
E’ inevitabile che debba esserci una quota di partecipazione: poi se vogliamo discutere su chi debba sostenere questa quota tra genitori (che già pagano mensilmente l’abbonamento) e scuole calcio, il dibattito è aperto, ma, anche in questo caso, è un’altra storia.
«Da parte nostra - conclude Davide Cicero - cerchiamo ogni giorno di fare tutto il possibile per garantire che le manifestazioni si svolgano in modo sereno e continuo. L’obiettivo è uno solo: permettere ai ragazzi di divertirsi, di giocare, di vivere queste esperienze con tranquillità, all’interno di eventi che coinvolgono squadre provenienti da tutta la Sicilia, dall’Italia e anche dall’estero. Poco altro da aggiungere».
L’epilogo di questa brutta vicenda, invece, è certamente degno di nota.
Un epilogo che ci è stato solo sussurrato perché gli organizzatori non vogliono farsi pubblicità: il ragazzo che si è infortunato, operato al Cannizzaro di Catania, ha ricevuto la medaglia come miglior giocatore under 14 e per questo motivo è stato invitato ad un camp che si terrà a luglio in Calabria a Camigliatello.
Da parte della redazione di SudSport, l'augurio che possa riprendersi prima possibile e ricominciare a giocare.










