Riprese e montaggio Christian Costantino
La sala era piena, davvero piena, quasi traboccante.
Amici di una vita, vecchie compagne di squadra, appassionati di pallavolo e semplici sportivi.
Un colpo d’occhio straordinario. La Catania sportiva completamente rappresentata a cominciare dal presidente del Coni Sicilia Enzo Falzone e dal delegato provinciale Davide Bandieramonte, ma anche il sindaco Enrico Trantino e l’ex assessore allo sport Sergio Parisi.
Una comunità radunata per celebrare un libro che è diventato subito un abbraccio collettivo.
Tiziana Pizzo lo ha detto subito, con un sorriso emozionato: “Si presenta finalmente questa meravigliosa creatura, quella stagione perfetta”.
Poi ha aggiunto che non si tratta soltanto di un pezzo di storia della pallavolo o della sua famiglia, ma di un pezzo di storia della città.
“Mi auguro che la gente si possa ritrovare nel racconto degli anni settanta e ottanta, era una Catania che respirava talmente tanta pallavolo da confondersi con essa. Parlare della pallavolo di allora significa parlare di Catania”.
La serata ha preso ritmo e calore. E Tiziana ha ripercorso quel viaggio nella memoria che l’ha portata a scrivere il libro.
“Il libro era partito dal racconto dello scudetto, ma poi si è ampliato. Più scrivevo e più le compagne, mia mamma e mia sorella mi aiutavano a ricordare. Mi sono tuffata totalmente in quel periodo e ho parlato anche della mia famiglia, della mia infanzia. È per metà autobiografico, devo dirlo. E con questa scusa ho parlato anche di mia mamma, di mio papà, di tutti”.
Poi una domanda inevitabile: quanto c’è della madre Lilyana Pizzo in quella vittoria.
La risposta è stata immediata: “Di mamma c’è tutto. È lei l’artefice di quel miracolo. La fusione con la Bulling fu un vero miracolo. Due realtà che prima non si sopportavano e che si unirono per creare qualcosa di unico. Per questo lo definisco un miracolo, perché dimostra che se vuoi raggiungere un grande risultato devi andare oltre, anche unendoti a chi pensavi fosse un nemico. Ed è stato bellissimo ritrovarsi tutti qui”.
Il pubblico ascoltava, sorrideva, applaudiva.
E quando è arrivato il momento di chiedere l’episodio più emblematico del libro Tiziana ha scelto l’ultimo punto dello scudetto: “Il racconto parte dalla battuta di Maddalena Pennisi. La palla che vola. L’azione descritta nei dettagli. Sono quattro pagine dedicate solo a quell’ultima azione”.
Un attimo dopo è arrivato il tema più delicato, Catania e la pallavolo di oggi.
“Dopo quell’exploit di quarantacinque anni fa purtroppo non c’è stato più niente. Il gap economico con il nord è aumentato. Non c’erano sponsor disposti a investire. E oggi si naviga tra B, B1 e B2. Spero che qualcuno, un imprenditore lungimirante e sognatore, possa ricreare quella atmosfera e quel miracolo”.
Accanto a lei c’era la sorella Donatella Pizzo.
Anche lei emozionata, travolta dall’affetto della sala: “Se guardi la gente che c’è, dai quindici agli ottanta anni, capisci che questo è davvero un pezzo di storia”.
Poi, scherzando ma non troppo, ha confessato: “Io il libro non l’ho letto. Mi emozionavo, mi mettevo a piangere. Da stasera lo leggerò. Ma sì, c’è tanto della nostra famiglia. Di mamma soprattutto. È stata un’impresa che abbiamo costruito insieme e che Tiziana ha riportato alla luce con un lavoro enorme”.
Poi è intervenuto Gino Astorina che ha animato la serata.
“Io c’ero. Andavo al palazzetto a vedere queste libellule saltare, erano ragazze straordinarie. Catania viveva un momento raggiante. Una città che si faceva vedere a livello nazionale”.
Ha sorriso, poi si è fatto serio: “La speranza non dobbiamo perderla mai. Però non possiamo limitarci ai ricordi. Dobbiamo costruire. Questa serata deve essere una base per il futuro”.
Infine Jacopo Volpi, autore della prefazione e voce storica dello sport italiano.
Le sue parole non possono non colpire: “In questo libro c’è tutto. Ma soprattutto c’è una storia irripetibile. Una squadra con tutte giocatrici di Catania che sale dalla Serie B alla Serie A, vince lo scudetto e sfiora il titolo l’anno prima. È una storia bellissima. Oggi sarebbe molto complicato ripeterla, però emoziona profondamente”.
Volpi ha ricordato anche un legame personale: “Quando ero giovane andavo a intervistare la madre di Tiziana e Donatella. Una donna di grande fascino e carisma. Io le davo del lei e lei mi diceva nome e cognome con un orgoglio incredibile. Era uno spettacolo”.
Poi un pensiero sulla pallavolo di oggi.
“È cambiata. I giocatori di allora erano più tecnici, oggi sono più forti fisicamente. Ma la qualità rimane altissima. Io ho pianto per le vittorie del novanta, del novantaquattro e del novantotto. E ho ripianto per l’ultimo titolo, perché è una squadra meravigliosa”.
La serata si è chiusa in un applauso lungo, caldo, quasi affettuoso. Una sala piena di vite che si incrociavano di nuovo.
Un libro diventato il ponte tra passato e presente. Un ricordo che non fa male, ma che illumina. Una stagione perfetta che continua a brillare.











