
"Il difficile arriva adesso", l’aveva presentata così Mimmo Toscano la sfida con il Casarano ed evidentemente ci aveva visto benissimo.
Più che altro il tecnico che vive la squadra ogni giorno, sapeva quanto la settimana da capolista ed i troppi riflettori accesi potessero arrecare danno ai suoi.
L’entusiasmo di una tifoseria e di una città non puoi certo spegnerlo, ma puoi e devi contenerlo e gestirlo. Entusiasmo legittimo ed inevitabile sia chiaro quello dei tifosi.
Spetta ai dirigenti, invece, conservare la squadra al riparo da inopportune esposizioni pubbliche e mediatiche.
Una lezione che a Catania non si vuole pervicacemente imparare, ed ecco come la sconfitta di Casarano era preoccupazione ricorrente degli osservatori più attenti delle solite inopportune dinamiche ed iniziative societarie che possono apparire innocue a tanti, ma per chi conosce lo stato dell'arte rossazzurro, no.
Così è stato.
L'augurio forte, evitando di fare polemiche controproducenti, che certe lezioni prima o poi negli uffici di piazza Spedini si imparino una volta per tutte.
LE SCELTE. Conferma in blocco per l’undici iniziale della vittoria contro l’Altamura, quindi conferma anche per Caturano in avanti insieme, ai soliti, Cicerelli e Lunetta.
Il Catania parte con la voglia di fare bene, ma a passare subito sono i padroni di casa con Caiazzo che sfrutta una mezza indecisione di Dini e, in generale, di tutta la difesa.
Rossazzurri costretti ad inseguire, cosa rara in questa stagione, in un campo difficile e dinanzi ad una squadra, il Casarano, che corre ed è abile a colpire in contropiede.
Caiazzo è la spina nel fianco del Catania, ma l’attaccante pugliese grazia i rossazzurri sprecando clamorosamente il raddoppio.
Segnali non proprio confortanti per il Catania che non sembra solido come ha dimostrato di saper essere e che riesce a confezionare la prima azione degna di nota, con Cicerelli, solo dopo 24 minuti.
Con Lunetta e Caturano in ombra, il peso dell’attacco rossazzurro è tutto di Cicerelli che ci prova un paio di volte su calcio di punizione, senza fortuna.
Sprazzi di Catania che, si ricorda solo a tratti di essere la capolista e di dover difendere il primato.
Sprazzi, appunto, troppo poco rispetto alla concretezza che servirebbe per recuperare la gara.
RIPRESA E CAMBI. Nella ripresa Toscano corre subito ai ripari inserendo Rolfini al posto di Lunetta, per tentare di aumentare un peso offensivo decisamente troppo ridotto nel primo tempo.
Rolfini viene atterrato nettamente in area di rigore, l’arbitro non fischia e Toscano gioca la prima card della giornata: ma il direttore di gara non cambia decisione nonostante le immagini apparivano piuttosto chiare.
Era rigore netto ma evitiamo l'accusa di "vittimismo" e andiamo avanti.
Si perchè non c’è solo l’arbitro tra il Catania ed il pareggio: Di Gennaro ha tra i piedi un pallone che assomiglia tanto ad un rigore e lo spreca malamente.
Toscano cambia ancora: mette Corbari e Forte e toglie Caturano e Di Tacchio. Non succede nulla e allora entra anche D’Ausilio.
Ma il Catania non sembra esserci con la necessaria lucidità, chiunque sia l’interprete ed infatti la squadra di Toscano, nonostante i cambi, non riesce nemmeno ad avvicinarsi alla porta avversaria.
Un Catania troppo vanitoso e poco concreto per poter reggere la corrida preparata dai padroni di casa.
Peccato. Un cenno solo ,che non funga da alibi, ad una direzione di gara che non è piaciuta per nulla per la chiara unilateralità di troppe valutazioni non convincenti a favore dei locali.
Non c’è altro da dire, perché nient’altro è accaduto, se non la prima sconfitta del Catania dopo 9 risultati utili consecutivi.
E non è un caso che sia arrivata dopo una settimana in cui si è esagerato un po’ con le attività collaterali.
Alcun processo, solo un forte richiamo alla necessaria professionalità societaria che accompagni a dovere un campionato che Catania intera desidera conduca alla agognata promozione.










