
Si sostiene e, in effetti, si dice ancora che la partita della domenica è il frutto di quanto accade in settimana.
Una legge non scritta del calcio che, escludendo le squadre che potevano contare di giocatori come Diego Maradona (che non aveva necessità di allenarsi), si è quasi sempre realizzata.
Con un pizzico di "conoscenza", quindi, siamo certi di non sbagliarci, e riteniamo che quanto fatto dal Catania a Cosenza sia il frutto di una settimana in cui l’entusiasmo (precipitoso ed intempestivo) ha preso il sopravvento sulla razionalità e la lucidità; una settimana in cui si è parlato troppo, in cui si è presenziato troppo e in cui (guarda caso) alcuni personaggi che sembravano spariti sono puntualmente ritornati intorno al Catania ed alla sua dirigenza.
Una conferma, purtroppo, che quanto detto da Zarbano in conferenza stampa rappresentava un grido d’allarme, evidentemente, compreso da pochissimi.
Se la società vuole davvero andare in B sa come e cosa fare e soprattutto cosa non fare.
Altrimenti si corre il rischio di un déjà vu non voluto da chi desidera il meglio per le fortune calcistiche rossazzurre.
Un ragionamento che, è doveroso precisare, va oltre il risultato della singola gara, se è vero che non si possono vincere tutte e non si può essere brillanti per tutto il campionato, ma il ripetersi di qualche nota stonata simile con l’avvio della passata stagione è paurosamente inquietante, ed è legato ai soliti fattori esterni (il troppo ambiente) e anche interni (gli infortuni e la gestione di quest’ultimi).
A Cosenza è finita 4 a 1 per i padroni di casa, ma poteva finire 5 a 0, in pareggio e anche davanti ad una (improbabile) vittoria del Catania, il commento sarebbe stato uguale perché è l’approccio quello che è stato totalmente sbagliato.
LE SCELTE DI TOSCANO. Decisamente offensive le scelte di Toscano che schiera D’ausilio nel tridente e arretra Jimenez ( mossa che si rivelerà totalmente errata) a centrocampo, al posto di Aloi che parte dalla panchina.
STADIO SURREALE.Si gioca in un clima surreale, perché oltre a mancare i tifosi del Catania, mancano anche quelli del Cosenza e l’atmosfera ricorda le tante gare a porte chiuse dell’era Covid.
Sarà per il silenzio dello stadio, ma almeno in avvio non è il Catania che abbiamo imparato a conoscere, anche perché affronta una squadra che, va ricordato, arriva dalla Serie B.
APPROCCIO SBAGLIATO. Qualche imprecisione di troppo dei rossazzurri segna la prima parte di gara, in cui le ammonizioni di Casasola e Di Gennaro a metà del primo tempo, rappresentano l’emblema di un approccio non proprio adeguato della squadra di Toscano.
Catania impreciso in fase offensiva e distratto in quella difensiva: risultato? Il Cosenza diventa la prima squadra a segnare ai rossazzurri in questo campionato con Ricciardi che realizza dopo una serie di pali clamorosi nonostante il tentativo di salvataggio di Di Gennaro già dentro la porta.
Per la prima volta il Catania si trova a inseguire e a dover reagire, una novità dopo partite in cui era sempre riuscito a passare in vantaggio.
I CAMBI NELLA RIPRESA. Cambia subito Toscano, togliendo D’Ausilio e Di Gennaro e inserendo Martic e Stoppa.
Effetto davvero scarso, se è vero che il Catania riesce a fare peggio del primo tempo e subisce subito il secondo gol dei cosentini, con Florenzi aiutato da tutta la retroguardia rossazzurra, Dini compreso.
E il Catania? Non pervenuto, confuso e nervoso.
L’ILLUSIONE. Tutto questo fino a quando Toscano non decide di mettere Di Tacchio e Lunetta.
Il primo per dare un senso al centrocampo, il secondo per provare a dare brio al reparto offensivo.
In questo caso il risultato è migliore perché Lunetta rimette in corsa il Catania a 20 dalla fine.
Fumo negli occhi, perché il Catania a Cosenza praticamente non si presentato.
Qualche minuto di convinzione e poi, altri errori e altro gol dei padroni di casa con Kouan che si fa mezzo campo palla al piede da solo prima di battere Dini per la terza volta.
Che sia una giornata totalmente storta, poi, lo si comprende definitivamente quando Forte colpisce la traversa dopo una pregevole azione personale.
Una traversa che chiude la porta alle speranze (seppur poche) del Catania, ma non alla partita che, invece, finisce 4 a 1 perché Langella segna un altro gol per i padroni di casa.
E’ chiaro che può succedere, è chiaro che siamo ancora all’inizio, ma è anche vero che qualche inquietante ricordo del passato affiora alla mente e che servirà un cambiamento immediato per non destare altri sospetti.
Ci vorrà un deciso stop a questi infortuni muscolari in serie, servirà isolare la squadra da ogni spiffero e da ciò che non sia lavoro, sacrificio e sudore durante la settimana.
Se deve essere una lezione formativa, meglio ora.
Se deve ripetersi la solita storia, con i cacicchi all'opera silenziosa mai funzionale al raggiungimento di risultati e traguardi invece, dispiace, perché a pagarne le conseguenze sono sempre i tifosi appassionati e sinceri.










