
C’è un’usanza, tipicamente sportiva (soprattutto calcistica) e tipicamente italiana della critica a priori.
Una sorta di processo alle intenzioni che va in scena soprattutto in estate, quando ( e adesso parliamo solo di calcio) la palla è ferma e a muoversi sono dirigenti e procuratori.
E se fino a qualche tempo fa, soprattutto a livello locale, per conoscere i movimenti di mercato della propria squadra del cuore, ci si limitava a leggere le pagine dei giornali o ad aspettare, qualche volta invano, un servizio al telegiornale, adesso la giostra mediatica che ruota intorno al calcio cittadino, non si ferma mai.
Un turbinio di voci (e di urla sguaiate in qualche caso) che ha accompagnato tutta l’estate, sospingendo, come un abile surfista, le oscillazioni dell’umore dei tifosi.
Ed è qui che entra in scena prepotente quella tipica caratteristica catanese di volare, pindaricamente s’intende, dall’esaltazione alla depressione.
Un giorno campioni, l’altro bidoni. Senza alcuna via di mezzo.
In mezzo a questo modus popolare e comprensibile, c’è quel segmento di tifoseria aristocratica (da salotto o da poltrona del Teatro Massimo, come ripeteva spesso l’ex ad del Catania Pietro Lo Monaco a cui auguriamo una pronta guarigione dopo il brutto incidente stradale di cui è stato vittima nel palermitano qualche giorno fa) che d’estate si lancia in una severa critica a priori fatta di “non andiamo da alcuna parte”, “io l’abbonamento non lo faccio”, “sarà l’ennesima delusione” o, ancora meglio, “faccio l’abbonamento ma so già come andrà a finire”.
Servirebbe un sano pragmatismo , soprattutto quando ancora il campo non ha neanche iniziato a parlare.
E’ lui il giudice ultimo dinanzi a cui tutte le parole risultano inutili.
Chi scrive ha avuto modo durante e dopo l’ultima stagione del Catania di criticare, anche aspramente, la proprietà, la dirigenza, lo staff tecnico, quello sanitario ed i giocatori stessi.
Soprattutto sulla proprietà e sul suo delegato immediato e diretto a Catania, non abbiamo lesinato critiche e dubbi che, in buona parte, rimangono ancora in attesa di essere smentiti.
Scelte ostinate di conferma di metodi prima che di alcuni uomini che col calcio nella nostra città hanno fatto il loro tempo, dichiarazioni e modus operandi che continuano a non convincere pienamente.
Inutile tornarci alle porte della nuova stagione quando equilibrio e razionalità impongono (almeno in questa fase) di attendere sperando che vecchie logiche all'interno della società non inficino il buon lavoro tecnico svolto sino ad oggi.
In questa estate 2025, infatti, il Catania ha cambiato nuovamente pelle.
Una dirigenza in parte rinnovata , con professionisti di livello, un nuovo direttore sportivo (in realtà già operativo in pectore dal mese di gennaio), un allenatore già vincente in C confermato ed un mercato senza follie, ma di buon livello per la categoria, soprattutto mosso da criterio e logiche apprezzabili nella integrazione della squadra anche sotto il profilo qualitativo.
Gli ultimi arrivi di Aloi e D’Ausilio, il rinnovo della intesa contrattuale con Cicirelli, hanno aggiunto qualcosa in più ad una rosa già competitiva che, a detta di Toscano (l’allenatore ha gestito le scelte di mercato in prima persona per il tramite del direttore sportivo Pastore) potrebbe ancora essere rinforzata in ancora uno o due elementi.
Forse in attacco manca ancora quel quid pluris in grado di accendere la fantasia dei tifosi.
Finalmente, poi, si sono rotti gli indugi nella questione Torre del Grifo con una mossa, quella del 10 luglio (a maggio è stato ancora tempo di grilli e cicale) che, a meno di clamorosi ribaltoni, potrebbe risultare decisiva per riportare (dopo i necessari lavori di ripristino) il Catania nella sua casa naturale.
Tutti fattori che, al netto delle incognite di cui abbiamo già parlato come il campo di allenamento attuale che verrà utilizzato in attesa di Torre del Grifo e la composizione integrale della società oltreché dello staff medico-sanitario, ci impongono di attendere il campo e il campionato prima di lanciarci in valutazioni definite.
Qualcosa di buono nell’amichevole stravinta contro i maltesi del La Valletta si è visto, ma è ancora troppo presto per esaltarsi.
L’esordio in Coppa Italia contro il Crotone e, soprattutto, quello in campionato al Massimino il 24 agosto contro il Foggia, potranno iniziare a darci indicazioni più concrete e realistiche.










